JAB nasce in un’area ben precisa di Torino: fra Aurora e Barriera di Milano.

Quartieri popolari segnati da partenze e arrivi, da fabbriche dismesse e nuove comunità, da storie che si incrociano e da conflitti che attraversano lo spazio urbano.

Qui crescono ragazze e ragazzi che abiteranno il futuro, mentre il presente li osserva con sospetto. Corpi meticci, appartenenze in costruzione, contesti subculturali che custodiscono forme di solidarietà, ma anche fratture e diffidenze verso ciò che sta fuori.

In questi quartieri lo sport popolare ha un ruolo centrale e le palestre di boxe non sono semplici luoghi di allenamento, ma spazi di disciplina collettiva, di fatica condivisa e di resistenza quotidiana. Allenarsi significa imparare a stare dentro il conflitto, misurare il proprio corpo nello spazio, trasformare la tensione in energia.

JAB nasce da qui, come un dispositivo artistico che mette in relazione pugilato, teatro, rap e audiovisivo per costruire narrazioni che partono dai corpi e dalle voci che abitano questi territori. Un progetto che lavora con le comunità locali per produrre immaginari dall’interno, senza delegare il racconto delle periferie allo sguardo esterno.

L’arte è un pugno perché è un gesto diretto, che attraversa lo spazio e produce un impatto.
L’arte è un pugno perché è energia che parte dal corpo e diventa linguaggio.
L’arte è un pugno perché è un movimento collettivo che trasforma l’esperienza in racconto.

JAB lavora su questa energia: la raccoglie nelle palestre, nelle strade, nei suoni e nelle parole. La trasforma in performance, immagini, testi e pratiche condivise. Un colpo può essere ritmo, può prendere voce, può diventare appartenenza. E soprattutto può diventare una storia raccontata da chi la vive.